"Negli ultimi sei mesi - ha detto Matteo - è stato difficile: provavo a giocare, poi sentivo dolore e dovevo fermarmi. Non riuscivo ad allenarmi come volevo. Dopo Barcellona ho iniziato finalmente a fare buoni allenamenti"
29 aprile 2026
Esordio complicato ma vincente per Matteo Arnaldi al Sardegna Open. Il ligure supera in rimonta Federico Arnaboldi dopo oltre due ore e venti minuti di battaglia, portando a casa una partita tutt’altro che semplice ma fondamentale in questa fase della stagione, più orientata al recupero che al risultato.
“È una partita importante per me, perché sono qui per giocare, per mettere ore nelle gambe e ritrovare la condizione fisica migliore”, ha spiegato Arnaldi in conferenza stampa. “Sono contento di averla vinta, anche se non sono soddisfatto di come ho giocato. Ma è normale: non mi aspetto di giocare bene in questo torneo, soprattutto nelle prime partite”.
Un concetto chiaro, ribadito più volte: il focus non è ancora sul livello di gioco, ma sulla continuità. “Volevo esattamente questo: giocare tanto, vincere partite complicate e da lì ritrovare fiducia. È un processo. Se vado avanti, magari piano piano il livello salirà, ma adesso l’obiettivo è un altro”.
Alla base di questa fase c’è il recupero da un problema fisico che lo ha limitato a lungo: “Sto meglio, ma non sono ancora al 100%. Ci vorrà tempo. Negli ultimi sei mesi è stato difficile: provavo a giocare, poi sentivo dolore e dovevo fermarmi. Non riuscivo ad allenarmi come volevo. Dopo Barcellona ho iniziato finalmente a fare buoni allenamenti, a passare ore in campo. Anche qui mi sono allenato tanto nei giorni precedenti e il piede sta reggendo. Non è ancora a posto, ma sto migliorando giorno dopo giorno ed è la cosa più importante”.
In campo, le difficoltà si sono viste, ma Arnaldi ha trovato comunque il modo di restare agganciato al match: “Non mi sento ancora bene in campo, non sto giocando come vorrei. Però ho giocato talmente poco che non posso aspettarmi di più. La cosa che mi è piaciuta è essere rimasto lì, attaccato alla partita, e aver trovato il modo di vincerla anche quando si è complicata”. Un successo costruito anche sull’esperienza, soprattutto nei momenti chiave: “È stata una partita molto fisica. Penso che la mia esperienza abbia fatto la differenza, soprattutto nel secondo set in alcuni momenti importanti. Nel terzo credo che lui fosse un po’ più stanco, mentre io sono abituato a giocare a questo livello. Lì sono riuscito ad alzare il livello e a prendere il controllo”.
Il contesto del Challenger, dopo mesi passati a confrontarsi con il circuito maggiore, non è semplice da gestire: “Non è facile rimettersi in gioco in tornei come questo dopo aver giocato ad altri livelli. Ma proprio per questo sono contento di aver vinto una partita così. Era quello che cercavo”. Sugli obiettivi, Matteo resta realistico ma ambizioso: “Non siamo mai soddisfatti, ma il mio obiettivo è tornare dove ero l’anno scorso. Non basta questo torneo, ovviamente. Ho giocato poco, ho perso tanti punti. Adesso devo ritrovare la condizione, e da lì si può crescere ancora”.